Il Tonnotto nel Mondo #14 – Croazia

Tonnotto u Hrvatskoj

La Croazia è una giovane nazione di appena 21 anni, essa infatti ha fatto parte della Jugoslavia fino al 1991, anno in cui si è resa indipendente.

Dal 1° luglio 2013, inoltre, entrerà a far parte dell’Unione Europea; è bene quindi che iniziamo a conoscere i nostri futuri concittadini. Se però, da un lato, la Croazia è indubbiamente famosa come meta turistica grazie alle splendide spiagge e  alla natura che regna incontaminata all’interno dei numerosissimi parchi naturali, dall’altro risultano molto meno conosciute tradizioni e usanze di un paese che ha fatto parte del glorioso Regno d’Ungheria.

Noi del Tonnotto, naturalmente, non potevamo fare a meno di interessarci all’aspetto gastronomico e, mentre eravamo alla disperata ricerca di qualcuno in grado di darci qualche dritta sulla cucina croata, ci siamo imbattuti in Philip, studioso di linguistica italiana originario di Spalato ma residente a Monaco di Baviera, il quale in un perfetto italiano (il che ha rappresentato una benedizione considerando quanto è complicato il croato..) ci ha parlato di una delle ricette più comuni nel suo paese natale.

Il piatto in questione è tipico della Dalmazia, la regione bagnata dal mare Adriatico, e prevede di gustare i tranci di tonno (sott’olio o al naturale) dopo averli disposti su un letto di blitva (bietole) e krumpir (patate).

Il contorno in questione si prepara cuocendo in padella le patate a tocchetti con un filo d’olio per un paio di minuti, aggiungendo quindi le bietole, tagliate allo stesso modo, e insaporendo con un trito a base di olio d’oliva, aglio, sale e pepe. Infine si mescola il tutto e si serve tiepido dopo aver adagiato i tranci di tonno sul suddetto composto.

I Dalmati, che non sono quelli del La carica dei 101 bensì gli abitanti della Dalmazia, ne vanno ghiotti e, viste le radici prettamente mediterranee del piatto, siamo certi che coloro i quali avranno voglia di provarlo ne resteranno piacevolmente soddisfatti.

Philip ce lo ha assicurato, e come potremmo non fidarci di un esperto di linguistica italiana, per giunta Dalmata?