Le Spiagge del Tonnotto – Isola di Fraser

L‘Isola di Fraser, situata a ovest della costa occidentale australiana, con i suoi 1840 km2 di superficie detiene il primato di isola di sabbia più grande al mondo (si dice contenga più sabbia del deserto del Sahara).

Questo vero e proprio gioiello, divenuto patrimonio mondiale dell’UNESCO a partire dal 1992, oltre alle bellissime spiagge bianche che si estendono a perdita d’occhio, possiede più di 100 laghi d’acqua dolce, tra i più limpidi del pianeta (Lake McKenzie e Lake Wabby i più visitat), oltre a una magnifica barriera corallina.

Qui tutto è sabbia, anche le strade e i sentieri, e non c’è ombra di asfalto; al punto che sono ammessi sull’isola solo veicoli provvisti di quattro ruote motrici. Questo è inoltre l’unico luogo al mondo dove la foresta pluviale cresce nella sabbia, in mezzo a dune alte fino a 200 metri. L’isola è stata in origine abitata da una popolazione di aborigeni australiani, i Butchulla, la cui comunità non è sopravvissuta alla colonizzazione europea.

Fraser Island prende il nome da Eliza Fraser, la quale riuscì a sopravvivere al naufragio dello Stirling Castle che, nel 1836, si infranse sulla barriera corallina. Eliza si trovava a bordo della nave scozzese in quanto moglie del capitano James Fraser, il quale morì in seguito al disastro, e, nonostante venne  successivamente catturata dagli aborigeni, fu in grado di superare ogni difficoltà e far ritorno in Inghilterra; diventando così una figura leggendaria nella storia australiana.

Il nome originale, invece, è K’gari, che in lingua aborigena significa “Paradiso”.Decisamente azzeccato se si considera la natura incontaminata e selvaggia che caratterizza l’isola che, rimasta negli anni miracolosamente al riparo dagli interventi dell’uomo, può vantare una flora unica e molto varia, con oltre 800 specie tra piante ed alberi.

Particolarissima anche la fauna composta da formichieri spinosi, possum, volpi volanti, aquile di mare, pellicani e cacatua, ma senza canguri o koala. L’animale più comune è tuttavia il dingo, di cui restano ormai pochissimi esemplari, che è considerato pericoloso per l’uomo al punto che da queste parti attirare la sua attenzione è illegale.

Insomma, la meta ideale per chi è alla ricerca di un’esperienza diversa e indimenticabile, o più semplicemente di una spiaggia lunga 120 chilometri; cose che non si trovano proprio sotto casa..

Il Tonnotto nel Mondo #8 – Australia

Tonnotto in Australia

«Guarda non ne posso più, quasi quasi mollo tutto e me ne vado in Australia…tanto li di lavoro ce n’é in abbondanza, si vive bene, il clima è ottimo e hanno persino il mare…»

Questa è una di quelle frasi che molte persone, me compreso, dicono ciclicamente, ogni qualvolta la routine quotidiana diventa insostenibile o ci si scontra con i mille problemi del nostro paese e si arriva al punto di dire basta. Poi, naturalmente, sono pochissimi quelli che trovano realmente il coraggio di lasciarsi tutto alle spalle e cambiare radicalmente la propria vita con i pro e i contro che ne conseguono. Al di la di tutto, però, è quantomeno consolante aggrapparsi al pensiero che ciascuno di noi, almeno potenzialmente e se solo volesse, potrebbe partire in cerca di fortuna con destinazione emisfero australe (oltre all’Australia è anche parecchio gettonata la soluzione “mi apro un bar sulla spiaggia nei Caraibi”, ma questa è un’altra storia…).

L’idea di festeggiare il Natale facendo surf nell’Oceano Indiano con indosso una barba finta e un cappellino rosso è indubbiamente affascinante, e anche Canguri e Koala sono animali simpatici, ma una domanda sorge spontanea a questo punto: «ma in Australia come si mangia?».

Per rispondere ci viene in aiuto, direttamente da Adelaide, Peter, il quale ci spiega come risulti difficile parlare di una vera e propria cucina australiana, in quanto nel corso dei secoli numerosi sono stati gli immigrati che hanno portato con sé le proprie abitudini culinarie. Si è andata quindi via via definendo una cucina semplice e leggera ma caratterizzata da numerosi influssi, da quello mediterraneo fino all’asiatico. Anche il tonno non fa eccezione sotto questo punto vista ed esistono perciò tantissimi modi di cucinarlo. Peter però ne ha scelto uno in particolare da raccontarci, probabilmente il più creativo. Qui si chiamano “wrap”, che in inglese vuol dire “avvolgere”, ma non sono tanto diverse dalle piadine nostrane: sottili e soffici vengono arrotolate non prime di essere state farcite nei modi più disparati. Lui ce ne consiglia tre tipi diversi, tutti rigorosamente a base di tonno sott’olio.

Nel primo, il più classico, il condimento si ottiene mischiando al tonno, opportunamente sgocciolato, mais dolce, maionese e prezzemolo fresco in modo da ottenere una crema che verrà successivamente spalmata sul pane.

La seconda ricetta invece, di origine decisamente mediterranea, prevede la presenza di filetti di tonno insieme con spinaci crudi, pomodorini, olive verdi e uova sode; in questo caso il condimento verrà posizionato sul pane facendo attenzione a mettere prima le foglie di spinaci, all’interno delle quali andare a poi ad adagiare gli altri ingredienti così da tenerli insieme più facilmente prima di arrotolora il tutto.

L’ultimo consiglio, dal sapore vagamente asiatico, si prepara combinando insieme al tonno, questa volta al naturale, la polpa di un avocado, carote grattugiate, cetrioli freschi tagliati sottili, lattuga e un po’ di maionese. Qui il consiglio, una volta avvolto il composto all’interno del pane, è di tagliare il wrap in sei parti in modo da ottenere dei rotoli. La perfetta idea per un antipasto originale ma al tempo stesso saporito.

Questa puntata è stata davvero ricca di spunti culinari e non solo; siamo certi che Mr. Crocodile Dundee sarebbe stato fiero di noi e del ritratto gastronomico della terra canguri che vi abbiamo offerto. Inoltre, grazie al nostro amico australiano, l’iniziativa del Tonnotto è riuscita a toccare tutti e cinque i continenti, per noi si stratta di un grande risultato ma non abbiamo intenzione di fermarci qui; perciò continuate a seguirci e state sicuri che il bello deve ancora venire…