Le vacanze del Tonnotto – Alghero e l’aragosta all’algherese

alghero

Non aveva tutti i torti Giuni Russo a volere andare ad ogni costo ad Alghero, anche a insaputa della madre, come confessa in una canzone che prende il titolo proprio dalla città sarda.

Nota per il suo panorama naturale molto vario, dalle spiagge di sabbia fine si passa alle scogliere con sassi piatti o rocce molto frastagliate, Alghero è conosciuta anche come Barceloneta, la piccola Barcellona. E’ infatti un’isola linguistica della lingua catalana, di cui ha conservato l’uso nel corso del tempo. Il 22,4 % della sua popolazione lo parla nella variante algherese, che è stata riconosciuta dalla Repubblica Italiana e dalla Regione Sardegna come lingua minoritaria: tanto che sta ricevendo tutela attraverso progetti di insegnamento e di utilizzo ufficiale all’interno del comune. Per dirne una, nelle strade cittadine del centro storico accanto alla dicitura in italiano dei toponimi troviamo il corrispondente catalano.

Alghero non è solo questo. E’ anche capoluogo della Riviera del Corallo, il cui nome deriva dalla presenza massiccia, nella sua rada, di corallo rosso di qualità molto pregiata. Pescato, lavorato e venduto, rappresenta da sempre un importante indotto economico e culturale, tanto da essere presente anche nello stemma della città.

Come nella migliore tradizione italiana, Alghero è famosa anche per la sua cucina. Piatto tipico, apprezzato in tutto il mondo, è la cosiddetta Aragosta algherese. Come si prepara? Semplicissimo. Basta fare bollire l’aragosta per circa 20 minuti con carote, cipolle e prezzemolo. Una volta cotta, bisogna farla raffreddare. Nel frattempo si affettano pomodori e cipolla come per un’insalata e si sciacqua la rucola. A questo punto basta tagliare l’aragosta in pezzi grossi e adagiarla su un letto di rucola, pomodori e cipolle e condire con olio, aceto e sale.

Un Alghero DOC e la cena è servita. Successo assicurato


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