Le spiagge del Tonnotto – Isla Caja de Muertos

Andreste mai a fare le vacanze su un’isola disabitata, che per di più prende il nome da quel contenitore di legno altrimenti noto come bara? Probabilmente no.
Se vi dicessimo però che la suddetta isola si trova nel bel mezzo del mar dei Caraibi, che ha al suo interno una meravigliosa riserva naturale ed è raggiungibile in dieci minuti di traghetto?
Non si tratta di uno scherzo di Halloween a scoppio ritardato, e nemmeno dell’ambientazione della prossima serie di J.J. Abrams, ma di un luogo realmente esistente.

La Isla Caja de Muertos (letteralmente l’isola cassa da morto) è infatti un’isoletta che fa parte dell’arcipelago di Porto Rico situata a una manciata di chilometri dalla costa, a sud della città di Ponce.

Diverse, ed estremamente varie, sono le ipotesi legate alla genesi di un nome che suona così inquietante ma al tempo stesso ricco di mistero.
C’è la leggenda del pirata portoghese Jose Almeida e della sua bellissima moglie che amava seguirlo nelle scorrerie attraverso i mari finché non rimase uccisa da un proiettile vagante durante un assalto. L’uomo, affranto ma desideroso di ricordare l’amata, l’aveva imbalsamata e posta in una teca di vetro all’interno di una bara di rame, quindi aveva scelto di seppellirla in un isola deserta nei pressi di Ponce. Ogni mese soleva tornare per ammirare il suo corpo così ben conservato e tutte le volte lasciava metà del suo bottino all’interno della tomba fin quando, catturato in Porto Rico, venne giustiziato nel 1832. Molti anni dopo un ingegnere spagnolo scoprì la bara e, segnando l’isola ancora sconosciuta su una mappa, decise di nominarla così.
C’è lo studio di un professore della Yale University che suggerisce come il nome possa essere ispirato al canto marinaresco Dead man’s chest contenuto all’interno del romanzo L’Isola del Tesoro di Robert Luis Stevenson.
C’è infine la versione “ufficiale” che dà il merito dell’invenzione allo scrittore francese del 18° secolo Jean Baptiste Labat, il quale aveva soprannominato l’isola Coffre a’morr poiché vista da alcuni luoghi a sud della costa portoricana dava l’impressione di una persona morta sdraiata su un altopiano.

Di certo ciascuna di queste ipotesi appare verosimile, lasciamo quindi ciascun lettore libero di scegliere quella che più lo affascina.
Tuttavia, non è soltanto l’enigma legato al nome a caratterizzare questo piccolo gioiello incastonato in mezzo all’Atlantico.

Caja de Muertos, infatti, a partire dal 1980, è una riserva naturale, principalmente per il gran numero di tartarughe di mare che transitano periodicamente dalle sue coste deponendo le uova, ma anche in quanto habitat naturale per numerosissime specie in via d’estinzione come l’iguana delle Antille, il pellicano marrone o il martin pescatore. Sono inoltre presenti alcune varietà di cactus e di mangrovie uniche al mondo.

Come in ogni isola che si rispetti ci sono un faro, una grotta e ben quattro spiagge. La più famosa si chiama Pelicano beach ed è tra quelle che possono fregiarsi della Bandiera blu, riconoscimento che certifica la qualità delle acque di balneazione e dei lidi a livello globale (in Porto Rico sono 8 le spiagge a cui è stata assegnata), un privilegio non da poco.

Insomma, Caja de Muertos è un paradiso sperduto a tutti gli effetti in cui la natura regna ancora incontrastata e dove in certi giorni si possono persino sentire gli echi dei canti marinari strillati da pirati ubriachi oltre tre secoli fa.

«Quindici uomini sulla cassa del morto, yo-ho-ho! E una bottiglia di rum!
Il vino e il diavolo hanno fatto il resto, yo-ho-ho! E una bottiglia di rum!»