Le vacanze del Tonnotto – Porto Recanati e il "Brodetto"

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Che molte città italiane siano state fondate dagli antichi Romani si sa, ma ce ne sono alcune che possiedono ancora oggi i segni vivi della loro presenza sul territorio. E’ il caso di Porto Recanati, un comune italiano della provincia di Macerata nelle Marche, dove il dialetto (detto purtannaru) ha le sue radici nel latino parlato dai legionari Romani che giunsero in quelle zone a partire dal Trecento a.C.. Tanto che molte caratteristiche fonetiche lo rendono molto più simile al latino che al dialetto toscano.

Una cosa è sicura: quando i Romani sceglievano i luoghi da colonizzare probabilmente si lasciavano attrarre dalle bellezze naturali che li caratterizzavano. Porto Recanati, infatti, possiede una splendida costa con una conformazione molto particolare: la fascia centrale è costituita da spiagge tendenzialmente sassose e da mare scosceso con alti fondali anche a pochi metri dalla spiaggia, a differenza della limitrofa Porto Potenza Picena e di Civitanova Marche.

Se decidete di passare da quelle parti d’estate, fatelo a luglio. La seconda domenica del mese si svolge, infatti, la Festa del Mare. Quel giorno, i pescherecci della marineria portorecanatese sfilano in processione accompagnati da numerose altre imbarcazioni. Guida il corteo l’imbarcazione che viene scelta per ospitare il quadro della Madonna del soccorso. Questa tela, secondo la tradizione, fu ritrovata in una cassa all’interno della rete di un peschereccio miracolosamente salvatosi da un naufragio, ed è pertanto particolarmente cara ai pescatori.

Piatto tipico della cittadina? Il Brodetto. Ovviamente a base di pesce e semplicissimo da preparare. Basta far soffriggere la cipolla in una casseruola e aggiungere poi delle seppie precedentemente tagliate a pezzi, ricoprendole, una volta insaporite, con il brodo di pesce. Aggiungere quindi la zafferanella, un po’ di sale e di pepe, e lasciare cuocere lentamente.
In altra casseruola sistemare nel frattempo i vari pesci (precedentemente infarinati) avendo cura di lasciare per ultimi quelli più teneri. A operazione ultimata versare tutto il brodetto ottenuto con le seppie (già sistemate tra gli strati di pesce) e aggiungere, in parti uguali, acqua calda e vino bianco secco. Regolare con sale e pepe e portare a cottura a fuoco allegro per 15/18 minuti circa.
A cottura ultimata disporre delle fette di pane abbrustolito su appositi piatti, ricoprirle di pesce e versare la preparazione.

Il piatto è servito e l’acquolina in bocca già in agguato.


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Le vacanze del Tonnotto – Anzio e le Laine ceci e baccalà

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Chi di voi non ha mai sentito parlare di Anzio? Impossibile. Il comune della provincia di Roma, conosciuto anticamente come Antium, infatti, è noto in tutto il mondo per essere stato teatro di una delle più celebri azioni della seconda guerra mondiale, il famoso sbarco degli alleati anglo-americani che prende il nome proprio dalla cittadina laziale.
Il 22 gennaio del 1944 gli eserciti alleati approdano in Italia: oltre centomila uomini con materiale bellico pronti a sconfiggere il nemico. I tedeschi, colti di sorpresa, cominciano a reagire solo tre giorni dopo l’inizio dell’azione militare. Nonostante ciò e nonostante l’obiettivo di una veloce conquista della vicina capitale, Roma viene liberata soltanto quattro mesi e mezzo dopo: il 4 giugno del 1944.

Ovviamente, come una qualsiasi città italiana che si rispetti, Anzio è anche una buona forchetta e per questo, se passate da là, non limitatevi a sbarcare per una toccata e fuga ma fermatevi a gustare una specialità che vi farà leccare i baffi: le laine (tipo di pasta lunga il cui nome viene dal greco antico λάγανον) ai ceci e baccalà.

Sicuramente dopo averle gustate avrete voglia di prepararle anche di ritorno a casa. Come fare?

La sera prima mettete, separatamente, i ceci e il baccalà in acqua fredda. Sgocciolateli e, dopo averli messi in una pentola, copriteli d’acqua salata. Aggiungete delle foglie d’alloro e fate cuocere il tutto. Quando l’acqua bolle abbassate la fiamma e fateli cuocere per due ore, mescolando di tanto in tanto. Una volta cotti, basta scolarli e tenerli in caldo.
Nel frattempo tagliate dei pomodori a metà, strizzateli per eliminare i semi e tagliateli a concassé.
A questo punto sgocciolate il baccalà, eliminate la pelle e tagliatelo in quattro pezzi. In una casseruola versate un po’ d’olio, aggiungete dell’aglio e il concassè di pomodori, condite con sale e pepe e fate cuocere per circa trenta minuti. Aggiungete quindi il baccalà e i ceci, mescolate e lasciate insaporire.
Dopo avere scolato le laine al dente mescolate col condimento e spolverizzate con il prezzemolo tritato.

Il piatto è servito e la nostalgia delle vacanze passata.


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Le vacanze del Tonnotto – Tropea e il pesce spada con cipolle rosse in agrodolce

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Andare in Calabria e non passare qualche giorno a Tropea sarebbe un delitto.
Famosa località balneare a sud-ovest di Vibo Valentia e a nord di Capo Vaticano, la leggenda vuole che Ercole, al ritorno dalla Spagna, si sia fermato sulla Costa degli Dei e abbia fondato proprio Tropea.

Tra i più piccoli comuni italiani per superficie territoriale, occupa infatti il 7805° posto, Tropea ha una morfologia molto particolare che fa sì che sia divisa in due parti: la parte superiore, dove si trova la maggior parte degli abitanti e dove si svolge quindi la vita quotidiana, e la parte inferiore, detta “La Marina”, che si trova a ridosso del mare e del porto.

Fra gli eventi da annoverare senza dubbio non possiamo dimenticare la sagra del pesce azzurro e della ormai arcinota cipolla rossa di Tropea, alla quale tra l’altro è stato attribuito il marchio di qualità.

Non a caso un piatto tipico della zona è il pesce spada con cipolle rosse in agrodolce. Come prepararlo? Semplicissimo. Lavate il pesce e mettetelo a riposare in un colino. Nel frattempo fate una miscela con 250 ml di acqua, 2 cucchiai di aceto di vino bianco e un cucchiaino di zucchero. Pulite quindi le cipolle, tagliatele a spicchi e fatele rosolare a fiamma vivace in una padella con dell’olio. Aggiungete la miscela preparata prima, un pizzico di sale e fate cuocere il tutto con coperchio a fiamma media per 15 minuti circa.
Prendete un’altra padella antiaderente, mettete dell’olio e degli spicchi di aglio spellati e schiacciati con i denti della forchetta. Fatelo rosolare finché non sarà dorato, quindi rimuovetelo e mettete a cuocere il pesce spada secondo gusto personale. Una volta pronto, servire con le cipolle, un po’ di pepe e una manciata di origano.
Un buon vino bianco e la cena è servita.


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Le vacanze del Tonnotto – Alghero e l’aragosta all’algherese

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Non aveva tutti i torti Giuni Russo a volere andare ad ogni costo ad Alghero, anche a insaputa della madre, come confessa in una canzone che prende il titolo proprio dalla città sarda.

Nota per il suo panorama naturale molto vario, dalle spiagge di sabbia fine si passa alle scogliere con sassi piatti o rocce molto frastagliate, Alghero è conosciuta anche come Barceloneta, la piccola Barcellona. E’ infatti un’isola linguistica della lingua catalana, di cui ha conservato l’uso nel corso del tempo. Il 22,4 % della sua popolazione lo parla nella variante algherese, che è stata riconosciuta dalla Repubblica Italiana e dalla Regione Sardegna come lingua minoritaria: tanto che sta ricevendo tutela attraverso progetti di insegnamento e di utilizzo ufficiale all’interno del comune. Per dirne una, nelle strade cittadine del centro storico accanto alla dicitura in italiano dei toponimi troviamo il corrispondente catalano.

Alghero non è solo questo. E’ anche capoluogo della Riviera del Corallo, il cui nome deriva dalla presenza massiccia, nella sua rada, di corallo rosso di qualità molto pregiata. Pescato, lavorato e venduto, rappresenta da sempre un importante indotto economico e culturale, tanto da essere presente anche nello stemma della città.

Come nella migliore tradizione italiana, Alghero è famosa anche per la sua cucina. Piatto tipico, apprezzato in tutto il mondo, è la cosiddetta Aragosta algherese. Come si prepara? Semplicissimo. Basta fare bollire l’aragosta per circa 20 minuti con carote, cipolle e prezzemolo. Una volta cotta, bisogna farla raffreddare. Nel frattempo si affettano pomodori e cipolla come per un’insalata e si sciacqua la rucola. A questo punto basta tagliare l’aragosta in pezzi grossi e adagiarla su un letto di rucola, pomodori e cipolle e condire con olio, aceto e sale.

Un Alghero DOC e la cena è servita. Successo assicurato


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Le vacanze del Tonnotto – Viareggio e il cacciucco

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Se a febbraio vi trovate in Toscana, per la precisione nei pressi di Lucca, non potete fare a meno di prendere parte al famoso Carnevale di Viareggio, che, con le maschere e i carri che sfilano lungo la passeggiata a mare, viene considerato uno dei più importanti carnevali d’Italia e d’Europa.

Nota ormai oltreoceano, la tradizione della sfilata di carri risale al 1873, quando alcuni ricchi borghesi decisero di mascherarsi per protestare contro le eccessive tasse che si trovavano a pagare. Da allora in poi, ogni anno, il carnevale elimina il malcontento dei cittadini e fa breccia nel cuore di turisti che, da tutto il mondo, non perdono l’occasione di vedere Burlamacco e Ondina, le maschere ufficiali, e i carri di cartapesta che sempre più maestosi trionfano per le strade viareggine.

Ma Viareggio non è soltanto questo. Da secoli è anche un attivo e importante centro industriale e artigianale, in particolar modo nella cantieristica navale, e una località balneare molto apprezzata. Ecco perché la cucina si basa sulla pesca e fa uso di quello che i cuochi chiamano “pesce povero”.

Piatto tipico, nonostante i livornesi ne rivendichino a buon diritto la paternità, è il “cacciucco”. Cos’è? Un umido di pesce, la nota che lo distingue da una qualsiasi zuppa, che, composto dai cosiddetti pesci poveri, viene cucinato in salsa di pomodoro e adagiato in seguito su fette di pane abbrustolito e aglio posti sul fondo del piatto. Varie le ipotesi riguardo le sue origini. C’è chi lo definisce come una specie di simbolo della generosità popolare, nato dalla raccolta dei pesci offerti dai pescatori alla famiglia di un compagno morto durante una tempesta; c’è chi invece lo vede come il simbolo del fondersi delle numerose culture che hanno contraddistinto Livorno fin dalle sue origini; chi ancora sostiene sia stato inventato dal guardiano del faro. Probabilmente l’ipotesi più verosimile è quella di un piatto nato e creato con gli avanzi della pesca non venduti.

Sicuramente, la migliore tradizione vuole che il cacciucco sia accompagnato da un vino rosso. State attenti, quindi, quando ordinate, a non sbagliarvi.


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Le vacanze del Tonnotto – Jesolo e lo stoccafisso mantecato

jesolo

Se siete grandi amanti delle spiagge e passate per il Veneto non potete fare a meno di passare da Jesolo. A nord di Venezia, infatti, affacciato sull’Adriatico, si trova il comune che detiene il record italiano per la spiaggia più lunga, grazie ai quasi 15 chilometri di litorale che si estendono lungo la costa veneziana.
Famosa per i numerosi lidi attrezzati e per gli stabilimenti balneari, Jesolo è senza dubbio una delle località balneari più ricercate, tanto da richiamare, ogni anno, oltre 4 milioni di turisti.

Qui la sabbia, oltre che per le spiaggia, è protagonista di un festival internazionale delle sculture che si svolge ogni anno; tuttavia non è la sola attrattiva. Anche la cucina ha una notevole importanza, e il protagonista indiscusso è il merluzzo artico norvegese, da queste parti noto anche come stoccafisso (dal norvegese stokkfisk, pesce bastone), piatto stabile e immancabile della cucina utilizzato a partire dalla seconda metà del ‘500.

Tra i numerosissimi modi in cui si può cucinare lo stoccafisso, la ricetta più celebre è probabilmente quella del baccalà mantecato, autentica gloria della cucina veneziana.

Il baccalà mantecato è una raffinata ricetta che si prepara con lo stoccafisso: il pesce viene cotto e successivamente ridotto in crema con abbondante olio, aglio e prezzemolo e poi tipicamente servito su crostini di polenta. Il baccalà mantecato alla veneziana è una ricetta molto particolare, che può rappresentare un originale antipasto o  il perfetto piatto unico se accompagnato alla polenta.


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Le vacanze del Tonnotto – Favignana e la bottarga di tonno

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Stiamo parlando di Favignana, isola principale dell’arcipelago delle Egadi, che prende il nome dal Favonio, un vento caldo e secco che soffia da ponente più noto con il suo nome greco, cioè Zefiro. Qui, per quanto riguarda le spiagge, vi è l’autentico imbarazzo della scelta tra scogliere selvagge, splendide calette nascoste e lidi suggestivi, tutte bagnate da acque azzurre e limpidissime.bottarga

Tuttavia, oltre al massiccio flusso turistico che affolla l’isola durante i periodi estivi, Favignana è famosa per l’antica tradizione della pesca al tonno che affonda le sue radici nel periodo di dominazione araba, la cosiddetta mattanza. Questa pratica, che oggi non viene più portata avanti a causa del numero sempre minore di tonni pescati, veniva svolta nel mese di maggio e per la sua natura spettacolare, per quanto cruenta, attirava ogni anno centinaia tra turisti e curiosi.Tra i numerosi prodotti derivanti dalla lavorazione del tonno rosso, che da queste parti rappresentano gli elementi essenziali della tradizione culinaria, la bottarga è senza dubbio quello più pregiatoSi tratta di uova salate ed essiccate secondo procedimenti dal caratteristico colore rosa scuro. Numerose sono le specialità che si possono preparare con questa delizia, tra queste una delle più famose è senza dubbio quella degli spaghetti alla bottarga, la cui ricetta è davvero semplicissima. Si comincia soffriggendo in una padella un paio di spicchi d’aglio con abbondante olio, mentre si lessano gli spaghetti i quali, una volta al dente, vengono fatti saltare in padella aggiungendo la bottarga grattugiata e abbondante prezzemolo tritato.

 

 

 


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Le vacanze del Tonnotto – Gallipoli e la scapece Gallipolina

gallipoli

Tra le numerosissime località marittime che hanno contribuito negli ultimi anni a rendere il Salento una delle mete turistiche più ambite, sia a nel panorama nazionale che internazionale, Gallopoli merita sicuramente una menzione a parte.

scapeceSituata lungo la costa occidentale della penisola salentina, quasi alla punta del tacco dello Stivale, la città si protende su uno degli scorci più suggestivi del mar Ionio. Gallipoli è famosa, oltre che per le spiagge, anche per il suggestivo centro storico, ricco di bellissime chiese e palazzi storici, che si trova situato su un’isola calcarea e collegato alla terraferma attraverso un ponte ad archi di origine seicentesca. Qui restano vivide le testimonianze di un passato antico che ha inizio con la Civiltà Greca per arrivare fino al Regno delle due Sicilie.

In posti come questo anche le tradizioni culinarie ricoprono un ruolo di grande importanza, e vengono tramandate nei secoli fino a diventare parte della storia del luogo. E’ il caso della scapece gallipolina, un piatto che affonda le sue origini molti secoli addietro quando Gallipoli era costretta a subire gli assedi da parte delle potenze mediterranee. Durante tali attacchi, infatti, era impossibile praticare le pesca per lunghi periodi e si rendeva necessario rifornirsi di cibo in grado di conservarsi nel tempo.

 

 

 

 

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Le vacanze del Tonnotto – Salina e i Calamaretti alla Malvasia

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L’Isola di Salina, una delle sette perle che compongono l’arcipelago delle Eolie, è senza dubbio tra le località turistiche più gettonate della Sicilia. Perfetto connubio tra natura incontaminata e divertimento notturno, Salina è famosa sopratutto per il mare cristallino che la circonda.

calamriE’ infatti risultata al primo posto nella classifica delle località balneari a 5 vele stilata nel 2012 da Legambeiente; il riconoscimento nato con l’intento di premiare i posti in grado di coniugare l’offerta turistica con il rispetto dell’ambiente. Il comune siciliano ha ottenuto, nell’anno appena trascorso, la massima posizione per il costante impegno nella cura del territorio e per aver intrapreso politiche energetiche efficaci rivolte sia agli abitanti che ai turisti.

Salina è inoltre caratterizzata da una particolarissima architettura tradizionale, come testimoniato dai numerosi esempi di casa eoliana, estremamente diffusi sull’isola. Qui, adagiati una sdraio sotto il bagghiu, presente in ogni abitazione, è possibile ammirare un tramonto sul mare mozzafiato mentre si gusta un buon bicchiere di Malvasia delle Lipari, il dolcissimo vino liquoroso che si produce da queste parti.

 

 

 

 

 


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Le vacanze del Tonnotto – Furore e i Totani e Patate

furore

In provincia di Salerno, incuneato tra le rive scoscese di un fiordo, nasce Furore: un paese invisibile, completamente mimetizzato nella natura, che spunta dal promontorio come se ne fosse la naturale estensione.

Le case sono aggrappate alle due sponde di un canyon che affaccia direttamente sul mare, poste a difesa del territorio retrostante immerso negli ulivi, nei vigneti a terrazza, tra i pergolati di limoni e le ampie foglie di agave.
Questo mazzo di case arroccate è impreziosito da chiese decorate con piccole cupole maiolicate e arricchito dai due mulini, dalle fabbriche di carta che ancora sopravvivono e che venivano messe in opera dall’acqua che scende dal monte e che ha scavato il paesaggio nei millenni antecedenti.

calamariIn fondo, un arenile che si incunea nella roccia, costituisce l’approdo per le barche dei pescatori, dei quali sopravvivono ancora i monazzeni: vecchi depositi per gli attrezzi.
L’incredibile tavolozza di colori costituita dai fiori selvatici, dalla macchia mediterranea che contrastano con i muri sbrecciati delle case e l’aspra scogliera, i riflessi del mare e le barche dei pescatori, rende questo posto unico e magico, come se fosse perso nel tempo e sospeso nello spazio.
Questo luogo dove mare e campagna si fondono ha una ricca tradizione enogastronomica data dai tanti prodotti coltivati nell’entroterra (tra cui spiccano il pomodorino detto piennolo e il vino prodotto direttamente dalle vigne arroccate sul mare), e dalla pesca che qui è ancora copiosa. Il piatto tipico del borgo è senz’altro totani e patate, preparato con totani, olive, capperi dissalati, pangrattato e parmigiano mescolati e ben amalgamati in una terrina e fatti passare in forno a 200 gradi per 30 minuti.

 

 

 

 


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