Le vacanze del Tonnotto – Alghero e l’aragosta all’algherese

alghero

Non aveva tutti i torti Giuni Russo a volere andare ad ogni costo ad Alghero, anche a insaputa della madre, come confessa in una canzone che prende il titolo proprio dalla città sarda.

Nota per il suo panorama naturale molto vario, dalle spiagge di sabbia fine si passa alle scogliere con sassi piatti o rocce molto frastagliate, Alghero è conosciuta anche come Barceloneta, la piccola Barcellona. E’ infatti un’isola linguistica della lingua catalana, di cui ha conservato l’uso nel corso del tempo. Il 22,4 % della sua popolazione lo parla nella variante algherese, che è stata riconosciuta dalla Repubblica Italiana e dalla Regione Sardegna come lingua minoritaria: tanto che sta ricevendo tutela attraverso progetti di insegnamento e di utilizzo ufficiale all’interno del comune. Per dirne una, nelle strade cittadine del centro storico accanto alla dicitura in italiano dei toponimi troviamo il corrispondente catalano.

Alghero non è solo questo. E’ anche capoluogo della Riviera del Corallo, il cui nome deriva dalla presenza massiccia, nella sua rada, di corallo rosso di qualità molto pregiata. Pescato, lavorato e venduto, rappresenta da sempre un importante indotto economico e culturale, tanto da essere presente anche nello stemma della città.

Come nella migliore tradizione italiana, Alghero è famosa anche per la sua cucina. Piatto tipico, apprezzato in tutto il mondo, è la cosiddetta Aragosta algherese. Come si prepara? Semplicissimo. Basta fare bollire l’aragosta per circa 20 minuti con carote, cipolle e prezzemolo. Una volta cotta, bisogna farla raffreddare. Nel frattempo si affettano pomodori e cipolla come per un’insalata e si sciacqua la rucola. A questo punto basta tagliare l’aragosta in pezzi grossi e adagiarla su un letto di rucola, pomodori e cipolle e condire con olio, aceto e sale.

Un Alghero DOC e la cena è servita. Successo assicurato


Visualizzazione ingrandita della mappa

Le vacanze del Tonnotto – Viareggio e il cacciucco

viareggio

Se a febbraio vi trovate in Toscana, per la precisione nei pressi di Lucca, non potete fare a meno di prendere parte al famoso Carnevale di Viareggio, che, con le maschere e i carri che sfilano lungo la passeggiata a mare, viene considerato uno dei più importanti carnevali d’Italia e d’Europa.

Nota ormai oltreoceano, la tradizione della sfilata di carri risale al 1873, quando alcuni ricchi borghesi decisero di mascherarsi per protestare contro le eccessive tasse che si trovavano a pagare. Da allora in poi, ogni anno, il carnevale elimina il malcontento dei cittadini e fa breccia nel cuore di turisti che, da tutto il mondo, non perdono l’occasione di vedere Burlamacco e Ondina, le maschere ufficiali, e i carri di cartapesta che sempre più maestosi trionfano per le strade viareggine.

Ma Viareggio non è soltanto questo. Da secoli è anche un attivo e importante centro industriale e artigianale, in particolar modo nella cantieristica navale, e una località balneare molto apprezzata. Ecco perché la cucina si basa sulla pesca e fa uso di quello che i cuochi chiamano “pesce povero”.

Piatto tipico, nonostante i livornesi ne rivendichino a buon diritto la paternità, è il “cacciucco”. Cos’è? Un umido di pesce, la nota che lo distingue da una qualsiasi zuppa, che, composto dai cosiddetti pesci poveri, viene cucinato in salsa di pomodoro e adagiato in seguito su fette di pane abbrustolito e aglio posti sul fondo del piatto. Varie le ipotesi riguardo le sue origini. C’è chi lo definisce come una specie di simbolo della generosità popolare, nato dalla raccolta dei pesci offerti dai pescatori alla famiglia di un compagno morto durante una tempesta; c’è chi invece lo vede come il simbolo del fondersi delle numerose culture che hanno contraddistinto Livorno fin dalle sue origini; chi ancora sostiene sia stato inventato dal guardiano del faro. Probabilmente l’ipotesi più verosimile è quella di un piatto nato e creato con gli avanzi della pesca non venduti.

Sicuramente, la migliore tradizione vuole che il cacciucco sia accompagnato da un vino rosso. State attenti, quindi, quando ordinate, a non sbagliarvi.


Visualizzazione ingrandita della mappa

Le vacanze del Tonnotto – Jesolo e lo stoccafisso mantecato

jesolo

Se siete grandi amanti delle spiagge e passate per il Veneto non potete fare a meno di passare da Jesolo. A nord di Venezia, infatti, affacciato sull’Adriatico, si trova il comune che detiene il record italiano per la spiaggia più lunga, grazie ai quasi 15 chilometri di litorale che si estendono lungo la costa veneziana.
Famosa per i numerosi lidi attrezzati e per gli stabilimenti balneari, Jesolo è senza dubbio una delle località balneari più ricercate, tanto da richiamare, ogni anno, oltre 4 milioni di turisti.

Qui la sabbia, oltre che per le spiaggia, è protagonista di un festival internazionale delle sculture che si svolge ogni anno; tuttavia non è la sola attrattiva. Anche la cucina ha una notevole importanza, e il protagonista indiscusso è il merluzzo artico norvegese, da queste parti noto anche come stoccafisso (dal norvegese stokkfisk, pesce bastone), piatto stabile e immancabile della cucina utilizzato a partire dalla seconda metà del ‘500.

Tra i numerosissimi modi in cui si può cucinare lo stoccafisso, la ricetta più celebre è probabilmente quella del baccalà mantecato, autentica gloria della cucina veneziana.

Il baccalà mantecato è una raffinata ricetta che si prepara con lo stoccafisso: il pesce viene cotto e successivamente ridotto in crema con abbondante olio, aglio e prezzemolo e poi tipicamente servito su crostini di polenta. Il baccalà mantecato alla veneziana è una ricetta molto particolare, che può rappresentare un originale antipasto o  il perfetto piatto unico se accompagnato alla polenta.


Visualizzazione ingrandita della mappa

Le vacanze del Tonnoto – Sirolo ed il branzino alle verdure

sirolo

Come un nido d’aquila a picco sul mare, sorge Sirolo: un tranquillo borgo del Conero nelle Marche.

Già insediamento romano, si è sviluppato nel medioevo, quando la costruzione del castello gli ha conferito la struttura urbanistica fatta di un dedalo di borghi (chiamati “vigoli”), molto caratteristici e dagli scorci affascinanti. Usciti dai vigoli si arriva alla grande piazza panoramica, che offre una vista mozzafiato su un cristallino mar adriatico e, nelle giornate più limpide, permette di vedere addirittura il profilo delle isole Kornati e la costa croata.

L’architettura del paese si sposa perfettamente con la natura nella quale è immerso Sirolo, completamente avvolto dal verde delle pinete nelle colline alle sue spalle e dall’azzurro del mare dinnanzi a sé. È il mare infatti la vera ricchezza del paese, un mare che ha avuto numerosi riconoscimenti per la qualità e la pulizia dell’acqua sia dall’Europa, con la Bandiera Blu, che da Legambiente con ben quattro vele. Ai piedi di Sirolo sorgono sette spiagge sia di ciottoli che di sabbia, sia piccole calette formate dalle rocce a picco sul mare. Rocce bianche, faraglioni, insenature, conferiscono un aspetto imponente e affascinante alla costa e alle spiagge più famose e caratteristiche tra cui quella delle Due Sorelle, quella di San Michele e la spiaggia Urbani.

Il Branzino è il simbolo del paese per la grande presenza di questo ottimo pesce in questo tratto di mare e viene cucinato in tanti modi differenti, ma pare particolarmente gradito con verdure di stagione e impreziosito dall’ottimo olio di oliva prodotto con le materie prime del territorio, annaffiato ovviamente dal Verdicchio della zona.
Il vino (Verdicchio e Rosso Conero) è infatti un’altra eccellenza enogastronomica che rende questo territorio assolutamente completo tra mare, monti, natura, storia e mangiar bene.


View Larger Map