Le spiagge del Tonnotto – Ölüdeniz

Ölüdeniz è un piccolo villaggio che si affaccia sulla costa sud occidentale della Turchia, nel punto di congiunzione tra il Mar Egeo ed il Mediterreaneo. Qui si trovano alcuni tra i paesaggi balneari più suggestivi del pianeta, come la bellissima laguna che da il nome alla località (Ölüdeniz in turco significa infatti mare morto, con riferimento alla quasi totale assenza di correnti che rendono queste acque particolarmente calme) o la riserva naturale incastonata tra il mare e le alte montagne che la circondano.

La spiaggia di Ölüdeniz è sicuramente una delle più belle è fotografate del Mediterraneo (è infatti considerata la cartolina turca più famosa e stampata), e si è recentemente classificata al primo posto tra le 10 mete balneari preferite in Europa votate dagli utenti di TripAdvisior per i Traveller’s Choice Beaches Destinations Awards 2012. E riconoscimento non potrebbe essere più meritato se si considera il mare cristallino dai riflessi turchesi incorniciato dalle montagne che regala una vista unica nel suo genere.

La vicinanza a luoghi storici di grandi interesse quali le tombe di roccia a Fethiye, la gola di Saklikent o le numerose grotte e siti archeologici presenti nella zona rendono Ölüdeniz la meta ideale per coloro che in vacanza, oltre al relax, amano andare alla scoperta di posti nuovi.

Infine, grazie alla presenza delle montagne a ridosso della sua laguna, Ölüdeniz è senza dubbio uno tra i posti migliori al mondo per praticare il parapendio, ed è divenuto negli anni un vero e proprio tempio per gli amanti di questo sport. Lanciarsi dall’alto del Monte Baba, affrontando una discesa di 1960 metri per oltre quaranta minuti, ci assicurano essere un’esperienza indimenticabile e in grado di offrire un panorama senza precedenti. E voi, lo fareste?

Le spiagge del Tonnotto – Isole Phi Phi


Avete presente il film The Beach? Quello in cui Leonardo Di Caprio riceve una mappa per raggiungere una misteriosa e sperduta isola e lì incontra una comunità che ha deciso di stabilirsi a vivere sulla spiaggia. Ecco, la meravigliosa spiaggia in questione si trova in Thailandia, e in particolare in un piccolo arcipelago situato nel mare delle Ardamane che prende il nome di Phi Phi Islands.

L’arcipelago delle Phi Phi (se ve lo steste domando si, si pronuncia proprio Pi Pi) è composto da quatto isole: due principali, Phi Phi Don e Phi Phi Leh, e due minori.

Isole dall’incredibile fascino naturalistico, caratterizzate da spiagge bianche e deserte che si mescolano ai fondali verdi e trasparenti, dove non esistono strade ma solo sentieri da percorrere a piedi e i ritmi sono più quieti e compassati, lontani da quelli frenetici delle città. Paesaggi unici nel loro genere come le caratteristiche grotte calcaree o la meravigliosa barriera corallina hanno contribuito, negli anni, a rendere le isole Phi Phi una meta turistica sempre più ambita.

Un vero e proprio paradiso incontaminato che ha vissuto però bruttissimi momenti quando, nel dicembre 2004, è stato letteralmente raso al suolo dal maremoto dell’Oceano Indiano. Si stima infatti che lo Tsunami che si è abbattuto su tutte le regioni costiere dell’area asiatica abbia distrutto oltre il 70% degli edifici dell’arcipelago. Fortunatamente, grazie all’intervento del Governo tailandese e dell’organizzazione di volontari Help International Phi Phi, oggi la situazione è tornata alla normalità e il flusso di turisti e visitatori ha potuto riprendere in maniera stabile.

Un motivo in più per prendere in considerazione questa destinazione per un viaggio all’insegna del relax e alla scoperta della natura. Lo consiglia il Tonnotto e, se potesse, lo consiglierebbe anche Leo Di Caprio.

 

Il Tonnotto nel Mondo – La mappa

L’obiettivo è stato raggiunto! Come in una ipotetica partita al noto gioco da tavolo… anche noi abbiamo risKiato e ci siamo avventurati lontano nel mondo, ma alla fine diversi territori sono stati conquistati dalle armate del Tonnotto e dal suo gusto fantastico.
Non ci resta adesso che ammirare interamente la mappa del mondo con tutti gli stati che siamo riusciti a visitare e dei quali abbiamo carpito tanti segreti culinari legati al tonno sott’olio.
Lunga vita al Tonnotto per tante fantastiche avventure a seguire!!!

Le spiagge del Tonnotto – Cape Cod

C’è una penisola dalla forma molto caratteristica che si protende nell’Oceano Atlantico, a sud est di Boston, che può vantare oltre 900 chilometri di costa, nonché 60 spiagge, tutte facilmente accessibili. Dove la camera di commercio locale propone romantici matrimoni sulla spiaggia e si possono fare scorpacciate a base di giganti aragoste e ogni sorta di frutto di mare.

Ma non è solo questo che contribuisce a fare di Cape Cod un posto unico nel suo genere. Di particolarità e storie da raccontare ce ne sarebbero infatti a decine.
Come lo strano comportamento climatico, altresì conosciuto come Estate Indiana, che fa sì che da queste parti l’autunno somigli più ad una seconda primavera, o i numerosi e antichi fari disseminati sul territorio, costruiti per guidare il passaggio delle navi a causa dei bassi fondali marittimi e delle frequenti nebbie, che sono diventati nel tempo simbolo di Cape Cod.

Qui nel 1903 Guglielmo Marconi realizzò la prima trasmissione radio transatlantica, inviando al monarca britannico Edoardo VII un messaggio scritto in codice Morse da parte del presidente Roosvelt. La spiaggia antistante la stazione, dove fu compiuta la storica comunicazione, oggi prende il nome di Marconi Beach.

Negli ultimi anni, Cape Cod ha goduto di grande visibilità a livello globale grazie anche alla band indie newyorkese dei Vampire Weekend, che ha intitolato uno dei suoi pezzi più famosi Cape Cod Kwassa Kwassa e qui ha girato l’omonimo videoclip.

In conclusione, se come noi amate le canzoni allegre, la luce dei fari di notte, le temperature fuori stagione e le comunicazioni wireless, Cape Cod è sicuramente il posto che fa per voi. Garantito dal Tonnotto.

Il Tonnotto nel Mondo #16 – Sud Africa

Le Tonnotto in South Africa

Il Sud Africa è senz’altro un paese che ha vissuto e vive parecchie contraddizioni. Superati forse i suoi momenti più bui, è adesso annoverato tra le nazioni maggiormente emergenti e fa parlare di sé soprattutto per le sue bellezze naturali. No, non ci stiamo riferendo a Charlize Theron, non solo a lei per lo meno… dato che le bellezze del paese non finiscono con la splendida e bravissima attrice vincitrice di un Oscar.

Questa nazione attira turisti a frotte sia per la natura incontaminata, sia per i mari ricchi di fondali incantevoli e meta di numerosi subacquei.
La vegetazione è varia a seconda della piovosità delle zone del territorio e passa dalla savana alla jungla regalando paesaggi molto suggestivi.
Numerosissime sono le specie animali, anche rare, che ancora si trovano nei parchi naturali dopo la caccia indiscriminata che hanno subito in passato sia da parte degli aborigeni che degli europei: gli springboks (antilopi del Sudafrica), il rinoceronte bianco, l’elefante nel Kruger National Park, i leoni, che vivono liberamente anche nel Trasvaal settentrionale, il gatto selvatico, la lince, il leopardo e il gattopardo, i cobra, i pitoni e ancora i coccodrilli nella sezione nord-orientale del Paese. Gli uccelli sono rappresentati da oltre un migliaio di specie: numerosi sono i pappagalli ed i rapaci.
Molto interessante è anche la cultura: divisa tra quella boera e austera dei primi colonizzatori e le colorate culture aborigene delle etnie bantu.
Una menzione speciale anche agli sport, che devono la loro tradizione alla presenza inglese, tra i quali eccelle il rugby secondo solo all’hockey su prato e al cricket.

E il tonno sott’olio? Che ruolo ha il tonno nella tradizione del Sud Africa? Essendo una grande nazione che si affaccia sul mare, che ama i piaceri della tavola, soprattutto i vini che produce in grande quantità e avendo un clima in molte regioni mediterraneo, ci aspettiamo che anche il tonno abbia trovato la sua giusta collocazione nella tradizione sudafricana.
Siamo andati ad investigare e abbiamo scoperto che questo alimento così sano è apprezzato anche dall’altra parte del mondo e utilizzato spesso per ricette elaborate e molto gustose come il tortino al tonno.

Per preparare questa leccornia occorre creare un composto sbattendo un uovo con 150 ml di latte, semi di senape tritati, prezzemolo e pangrattato. Tritare assieme tonno sott’olio, cheddar, cipolla e unire il battuto al composto, mettere tutto in terrine da forno e infornare a 200° per 30 minuti. Per questa deliziosa ricetta, che tradisce origini inglesi col cheddar e aborigene con i saporiti semi di senape, ringraziamo Charlize e la lasciamo dedicarsi alle sue faccende Hollywoodiane, mentre noi… sazi… andiamo a guardare un po’ di elefanti.

Le spiagge del Tonnotto – Isla Caja de Muertos

Andreste mai a fare le vacanze su un’isola disabitata, che per di più prende il nome da quel contenitore di legno altrimenti noto come bara? Probabilmente no.
Se vi dicessimo però che la suddetta isola si trova nel bel mezzo del mar dei Caraibi, che ha al suo interno una meravigliosa riserva naturale ed è raggiungibile in dieci minuti di traghetto?
Non si tratta di uno scherzo di Halloween a scoppio ritardato, e nemmeno dell’ambientazione della prossima serie di J.J. Abrams, ma di un luogo realmente esistente.

La Isla Caja de Muertos (letteralmente l’isola cassa da morto) è infatti un’isoletta che fa parte dell’arcipelago di Porto Rico situata a una manciata di chilometri dalla costa, a sud della città di Ponce.

Diverse, ed estremamente varie, sono le ipotesi legate alla genesi di un nome che suona così inquietante ma al tempo stesso ricco di mistero.
C’è la leggenda del pirata portoghese Jose Almeida e della sua bellissima moglie che amava seguirlo nelle scorrerie attraverso i mari finché non rimase uccisa da un proiettile vagante durante un assalto. L’uomo, affranto ma desideroso di ricordare l’amata, l’aveva imbalsamata e posta in una teca di vetro all’interno di una bara di rame, quindi aveva scelto di seppellirla in un isola deserta nei pressi di Ponce. Ogni mese soleva tornare per ammirare il suo corpo così ben conservato e tutte le volte lasciava metà del suo bottino all’interno della tomba fin quando, catturato in Porto Rico, venne giustiziato nel 1832. Molti anni dopo un ingegnere spagnolo scoprì la bara e, segnando l’isola ancora sconosciuta su una mappa, decise di nominarla così.
C’è lo studio di un professore della Yale University che suggerisce come il nome possa essere ispirato al canto marinaresco Dead man’s chest contenuto all’interno del romanzo L’Isola del Tesoro di Robert Luis Stevenson.
C’è infine la versione “ufficiale” che dà il merito dell’invenzione allo scrittore francese del 18° secolo Jean Baptiste Labat, il quale aveva soprannominato l’isola Coffre a’morr poiché vista da alcuni luoghi a sud della costa portoricana dava l’impressione di una persona morta sdraiata su un altopiano.

Di certo ciascuna di queste ipotesi appare verosimile, lasciamo quindi ciascun lettore libero di scegliere quella che più lo affascina.
Tuttavia, non è soltanto l’enigma legato al nome a caratterizzare questo piccolo gioiello incastonato in mezzo all’Atlantico.

Caja de Muertos, infatti, a partire dal 1980, è una riserva naturale, principalmente per il gran numero di tartarughe di mare che transitano periodicamente dalle sue coste deponendo le uova, ma anche in quanto habitat naturale per numerosissime specie in via d’estinzione come l’iguana delle Antille, il pellicano marrone o il martin pescatore. Sono inoltre presenti alcune varietà di cactus e di mangrovie uniche al mondo.

Come in ogni isola che si rispetti ci sono un faro, una grotta e ben quattro spiagge. La più famosa si chiama Pelicano beach ed è tra quelle che possono fregiarsi della Bandiera blu, riconoscimento che certifica la qualità delle acque di balneazione e dei lidi a livello globale (in Porto Rico sono 8 le spiagge a cui è stata assegnata), un privilegio non da poco.

Insomma, Caja de Muertos è un paradiso sperduto a tutti gli effetti in cui la natura regna ancora incontrastata e dove in certi giorni si possono persino sentire gli echi dei canti marinari strillati da pirati ubriachi oltre tre secoli fa.

«Quindici uomini sulla cassa del morto, yo-ho-ho! E una bottiglia di rum!
Il vino e il diavolo hanno fatto il resto, yo-ho-ho! E una bottiglia di rum!»

Il Tonnotto fa miracoli..

Alla fine degli anni ’90, quando ormai anche Brandon e Dylan di Beverly Hills iniziavano a perdere il loro carisma, il mondo della televisione aveva bisogno di nuovi miti e il Tonnotto era pronto a rispondere alla chiamata…

Uno spot televisivo avrebbe, di lì a poco, spopolato nelle televisioni locali parmigiane e sarebbe diventato un mito con tanto di parodie all’attivo. Nello spot originale, una improbabile famiglia parmigiana, si sarebbe trovata felicemente con i piedi sotto la tavola da pranzo, accomunata dal desiderio di mangiarsi dell’ottimo Tonnotto… il Tonnotto avrebbe fatto il miracolo di riunire i caratteri e le diverse necessità dei membri della famiglia, soddisfacendo tutte le loro esigenze.

Sentiamo il racconto della genesi dello spot dalla viva voce di Donatella Zarotti…

«Nel 1997 una televisione locale mi propose di realizzare uno spot con un regista parmigiano molto eclettico e competente che sapeva arrangiarsi con pochi mezzi: Nello Fochetti.

Bene, la “malcapitata” rispose yes e la cosa andò avanti; scrissi un canovaccio e Nello ci lavorò sopra, ma soprattutto ci inventammo attimo per attimo, mentre giravamo, le situazioni cambiando frasi, espressioni e angolazioni a seconda di come doveva essere il risultato finale e delle problematiche che si presentavano (cibo che cadeva ai bambini, luci non perfette, borse che si rompevano, gatto sparito nel capannone dove si girava, il ragazzo che doveva andare ad allenamento nella realtà come nella finzione scenica, Nonno Felice che si scordava continuamente le battute..).

Iniziammo alle 15, preparando con qualche mio amico/a reclutati all’uopo, tartine, allestimenti e abbigliamento nonché trucco degli attori.

Il gatto, impaurito da luci e frastuono, scappava da tutte le parti e si andò a rintanare in un posto pazzesco, la bambina piangeva e non avrebbe fatto niente senza il suo gatto, caldo allucinante e tecnici che impazzivano. Con le buone una mia amica ha tranquillizzato la bambina mentre io facevo ripetere le battute al bambino (che era il più bravo, un attore nato!) e al papà (il mio amico “Wally” alias Francesco Alberti).

La mamma bravissima e professionale, il nonno Felice… una tragedia! Faceva tutto bene all’inizio e si scordava la fine; faceva bene la fine e si scordava l’inizio; faceva bene l’inizio e s’inventava le parole della fine; farfugliava sembrava che fosse quasi sinergico alla scena (perché comunque rappresentava un anziano) e poi si perdeva con lo sguardo svaporato davanti alla telecamera. Sin da subito, lo spot ha avuto un grande successo e , al di là del fatto che fosse semplice e apparentemente ingenuo, arrivava a tutti.

Probabilmente le sensazioni che avevamo tutti noi mentre lo giravamo si sono rivelate profetiche: molta simpatia ed immediatezza con protagonista assoluto IL TONNOTTO mirabilis!»

A distanza di 15 anni siamo pronti a riprovarci, ma visto che ormai la televisione è un mezzo alla deriva, lanceremo nuove avventure per il Tonnotto sul web, un media che ci sembra molto più adatto allo spirito innovativo del prodotto. Inizieremo noi, ma speriamo che i nostri spot fantasiosi stimolino la vostra creatività e vi spingano a mandarci la vostra visione del Tonnotto sulla falsa riga delle nostre trovate…

Ecco che, oggi come allora, il Tonnotto tornerà in video e, riprendendo il claim della pubblicità originale, vi farà strabiliare con le sue magie perché…

«il Tonnotto fa miracoli!!!»

Vi proponiamo in anteprima i video realizzati dagli studenti e dai professori della Sqcuola di Blog, il primo master in social media marketing. Maggiori informazioni le trovate qui:  http://sqcuoladiblog.it/.

Adesso aspettiamo i vostri video!!!
Potete caricarli direttamente sulla pagina Facebook del Tonnotto.

Il Tonnotto nel Mondo #15 – Francia

Le Tonnotto en France

La Francia, si sa, possiede una delle più celebri e rinomate tradizioni culinarie, oltre ad essere patria della nouvelle cuisine.
Alcuni aspetti chiave sviluppati dal movimento culinario transalpino quali l’impiego di prodotti freschi, la cottura a basse temperature e l’attenzione nella presentazione del piatto sono oggi riconosciuti come dogmi fondamentali dai migliori chef internazionali.
Se si pensa agli innumerevoli vocaboli in lingua francese utilizzati ormai nel gergo comune quando si parla di cucina (menù, julienne, gratin, mousse, omelette, vol-au-vent, ratatouille, soufflé per citarne alcune, ma si potrebbe continuare per delle ore…), ci si accorge come i francesi in ambito gastronomico abbiano davvero pochi rivali.

Ma come si comportano i nostri cugini d’oltralpe quando si parla di tonno sott’olio? Saranno in grado di trasformare il contenuto di una lattina in un’opera d’arte? Se dentro quella latta c’è il Tonnotto la risposta è sicuramente affermativa, tuttavia, per avere la controprova ci siamo affidati ad Annette, graziosa insegnante di un’asilo a due passi dalla Tourre Eiffel, la quale ha anche il compito di smascherare i luoghi comuni che dipingono tutti i parigini come snob, coi baffi a punta e una baguette sotto al braccio.

Ed effettivamente Annette, pur essendo parigina doc, è gentile, disponibile e non porta i baffi. Ma proprio quando siamo sul punto di convincerci che questi stereotipi siano tutti falsi ecco che ci propone come ricetta a base di tonno…una baguette; e allora i dubbi restano.

In realtà quello che la nostra amica ci descrive si chiama Pan Bagnat ed è una ricetta tipica delle zone vicine a Nizza. Originariamente il sandwich è farcito con insalata Nizzarda (a base di uova, pomodori, acciughe e olive) ma ne esistono numerose varianti, tra cui una molto famosa a base di tonno.
Si comincia tagliando il pane a metà e privandolo della mollica, ciascuna metà andrà poi condita con un filo d’olio e strofinata con mezzo spicchio d’aglio in modo da lasciare l’aroma. In una delle metà si dispongono inoltre delle foglie di basilico. Quindi si passa al condimento che si ottiene mischiando il tonno sott’olio insieme con un peperone rosso, olive nere, cuori di carciofo sott’olio e una piccola cipolla rossa, il tutto tagliato in maniera molto sottile. Completano il ripieno prezzemolo tritato e una vinaigrette a base di olio e limone. Dopo aver ben amalgamato gli ingredienti, si dispone il composto sulla parte di pane con le foglie di basilico, si chiude con l’altra e voilà…il gioco è fatto (o, se preferite,  le jeux sont fait).

Che si tratti di un esempio di nouvelle cusine un po’ sui generis non c’è dubbio ed è vero che anche l’occhio vuole la sua parte; però è anche bene ricordare come spesso non sia necessario apparire belli per essere buoni.
Dopo questa grande massima di vita che il Tonnotto ripete spesso non ci resta che salutarvi e darvi appuntamento alla prossima, nonché ahimé ultima, puntata della nostra rubrica su come si mangia il tonno nel mondo.
A presto, anzi au revoir.