Il Tonnotto nel Mondo #10 – Gran Bretagna

Tonnotto in U.K.

In questo caldissimo agosto, che per molti rappresenta l’arrivo delle tanto agognate vacanze, gli occhi di tutto il mondo sono puntati sulla piovosa Londra (dove piove incredibilmente anche quando da noi fanno 40°), sede dei giochi della trentesima olimpiade.
E potevamo, secondo voi, resistere al richiamo olimpico? Naturalmente no, sopratutto dopo aver visto la regina Elisabetta, scortata da James Bond, paracadutarsi da un elicottero nello stadio olimpico londinese e dare inizio a giochi.

Mentre siamo intenti a tifare per i nostri atleti ed a contare i successi azzurri sul medagliere (a proposito, il Tonnotto c’è rimasto davvero male per i risultati mancati nel nuoto, da specialista del delfino ci teneva molto…), abbiamo trovato il tempo di incontrare Peter, londinese doc che di mestiere fa il postino, il quale ci ha proposto uno dei classici della cucina britannica rivisitato in chiave mediterranea.

Parliamo delle famosissime Jacket Potatoes, le patate “in giacca”, che da queste parti sono tipiche quanto il pudding o il fish and chips. Si tratta di semplici patate ripiene, che vengono inizialmente unte con olio e sale e poi cotte in forno a 200° per circa un’ora e mezza. Una volta cotte si pratica un’incisione a croce sulla patate che vengono farcite a seconda dei propri gusti.

La variante consigliata da Peter è, manco a dirlo, a base di tonno (sott’olio o al naturale) cui si aggiungono mais dolce e porro o cipolla verde a fettine; il tutto viene poi amalgamato con della maionese fino ad ottenere un composto omogeneo e infine utilizzato per farcire le patate. Si completa con una abbondante spolverata di pepe nero.

Certo, non sarà il tipo di pietanza che i telegiornali consigliano di consumare durante i giorni più caldi dell’anno, ma potrà sempre tornarvi utile, grazie alla sua semplicità, nelle uggiose serate autunnali quando guardando fuori dalla finestra sembrerà di stare in Inghilterra e la voglia di cucinare sarà pari a zero.

E con questo siamo giunti a dieci paesi conquistati, una performance degna di una medaglia… adesso ne mancano otto all’appello, sotto a chi tocca quindi, Il Tonnotto non teme rivali.

Il Tonnotto nel Mondo #9 – Messico

El Tonnotto in Mexico

Il Messico è una terra affascinante, dove tante culture tra loro molto differenti si sono fuse in passato, non senza difficoltà e trambusti… una terra di misteri, popolata da civiltà che ancora non hanno finito di stupirci e di rivelarci suggestioni sempre nuove.
Maya, Toltechi, Aztechi… società complesse e sanguinarie, ma allo stesso tempo raffinate e capaci di tramandarci un grande sapere attraverso il loro ingegno architettonico, ci guardano dall’alto delle loro piramidi pronti per invitarci a una estenuante partita a Tlachtli.
Il Messico è un paese contraddittorio, dal territorio variegato, dove i deserti si alternano alle foreste tropicali e diviso tra i cristallini e impetuosi mari dei Caraibi e l’immensa distesa dell’oceano Pacifico.

Quando pensiamo al Messico ci vengono in mente i placidi peones che sonnecchiano sotto i loro sombreri, i conquistadores spagnoli e le loro navi zeppe d’oro e cannoni, i popoli precolombiani e i loro riti misteriosi e le recenti e suggestive leggende sulle quotidiane visite di dischi volanti e oggetti non identificati.

In un universo così variegato potrebbe esserci spazio anche per il Tonnotto? Certamente!
E infatti il buon Celso, che ha vissuto per parecchi anni a Guadalajara dove ha intrapreso la nobile arte della cucina, portando avanti ben più di un ristorante, dal Messico ci ha portato diverse ricette, una delle quali annovera tra gli ingredienti, oltre al tonno, la pietra miliare della cucina messicana… qualcosa per cui Terence Hill era anche disposto ad uccidere: il succulento fagiolo rosso che tutti conosciamo.

La tradizione messicana dei frijoles con atún è semplice quanto sfiziosa: si prende una scatoletta di tonno sott’olio e la si fa sgocciolare, ma non completamente, si sbriciola il tonno in morbidi pezzetti e li si mischia, in una terrina di coccio, assieme ai fagioli, alla polpa di olive (sarebbero perfette quelle taggiasche), capperi, una spruzzata di immancabile peperoncino, un filo d’olio extravergine di oliva e un velo di profumatissimo di origano.

La soddisfazione è garantita, Celso ha preparato questo piatto per noi ed è veramente da leccarsi i baffi, semplice e colorato.
Purtroppo, non abbiamo avuto modo di goderci una siesta come si fa da queste parti, conquistato anche il Messico, siamo subito ripartiti alla volta nuove avventure.

E poi si sa che chi dorme non piglia pesci, figuratevi tonni.